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Museo Irpino
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grafico a torta relativo ai vari materiali delle statuette del museo irpino
Manuela Sarnese
16:43 06/05
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come si procede
Manuela Sarnese
16:48 06/05
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Cronologia generica
Andrea giorgio
16:51 06/05
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istogramma tipologie statuette
nicolapetkovic
16:59 06/05
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eliminamodifica
N
datazione manufatti del museo irpino
Nicola Preziosi
17:03 06/05
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datazione
Francesco Capobianco
17:07 06/05
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raggruppamento per datazione (epigrafi)
Francesco Capobianco
17:09 06/05
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L'epigrafe o iscrizione è un testo esposto pubblicamente su un supporto di materiale non deperibile (principalmente marmo o pietra, più raramente metallo). L'intento del testo è solitamente quello di tramandare la memoria di un personaggio, di un evento storico o di un atto; le parole possono essere incise, oppure dipinte o eseguite a mosaico; l'epigrafe si può trovare sia in un luogo chiuso (chiesa, cappella, palazzo) sia all'aperto (piazza, via, cimitero), oppure può essere apposta su un oggetto. Generalmente le iscrizioni sono realizzate in lettere maiuscole. Sono giunte a noi circa trecentomila iscrizioni romane, solo una piccola parte dell'insieme originario che, distribuito sul vasto territorio dell'Impero romano, è invece valutato dagli studiosi in diversi milioni di esemplari. Il Parco archeologico di Aeclanum si trova a Mirabella Eclano, in provincia di Avellino. Si tratta del sito di una città sannita. Fondata alla fine del III sec a.C., l'antica Aeclanum è uno dei centri sanniti più importanti dell'Irpinia. Tra il 1970 e il 1980 lavori di scavi hanno portato alla luce numerosi ed importanti reperti. (dataset Fernand “ubicazione originaria”). I Romani hanno sempre avuto gran rispetto per la morte e per tutti i rituali ad essa legati. Con il passare dei secoli le tipologie funerarie cambiarono, ma un elemento che rimase sempre fisso: la presenza di epigrafi. (dataset Manuela “istogramma sulle epigrafi”). Nella Roma antica un materiale particolarmente pregiato, e man mano che nuovi territori venivano conquistati ne iniziarono a Roma le importazioni, era il marmo. Gli alti costi dovuti al trasporto da cave spesso lontane dal luogo di impiego lo resero inizialmente un materiale di lusso, il cui utilizzo per i monumenti pubblici, o nelle epigrafi. (dataset Manuela grafico a torta sul materiale delle epigrafi). La maggior parte delle epigrafi risalgono al I-II secolo d.C. (dataset Francesco Capobianco cronologia). Visto che risalgono a più di 2000 anni fa, il tempo ha fatto si che non tutte le epigrafi restassero in buoni condizioni (dataset Antonio tabella stato di conservazione e tipologia iscrizioni). L’arduo compito di ricostruire le lacune del testo epigrafico spetta all’epigrafista il quale mette alla prova le sue competenze linguistiche, la familiarità con i testi, le conoscenze storiche, giuridiche, archeologiche e prosopografiche, nonché il suo acume. Per la realizzazione di questi dataset le informazioni sono state ricavate della classe all’ interno del museo archeologico di Avellino. Il dataset è formato da 12 righe e grazie a quest’ ultimo è stato possibile narrare una storia che ci parla degli epigrafi e che valorizza il museo Irpino.
Francesco Capobianco
17:25 06/05
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Tutte le foto raccolte sulle epigrafi
Francesco Capobianco
17:37 06/05
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La città di Avellino è il più importante centro dell’Irpinia, zona di fondamentale interesse archeologico per la riscoperta dei costumi delle antiche popolazioni italiche. Al centro della città è situato il Museo Provinciale Irpino, all’interno del quale sono custoditi reperti di inestimabile valore, ed è allestita anche una sala dedicata alla Mefite, divinità dalla fisionomia molto intrigante. Nell’antichità si credeva che il luogo di Mefite costituisse l’accesso agli Inferi e che le vittime delle esalazioni sulfuree provenienti dal laghetto ribollente a lei dedicato fossero dei sacrifici graditi alla dea. Mefite è una dea celeste e ctonia, delle acque sorgive, salutifera, mediatrice, propiziatrice delle unioni e della fecondità, con spiccati tratti erotici, legata anche alla fertilità della terra e degli animali e al mondo muliebre. Il culto della dea avveniva in un tempio, in cui il devoto si lasciava investire dalla rumorosa prepotenza dei gas e dell'acqua, davanti alla quale ogni uomo si sente impotente e senza difesa. Questo tempio fu localizzato nel 1780 ed è stato confermato da successivi scavi archeologi. Scavi effettuati nella valle d’Ansanto hanno riportato alla luce la stipe votiva del Santuario ed espressive statuette in legno (XOANA). Pervenute quasi intatte sino ai nostri giorni, per l’azione dei gas e l’umidità del terreno, costituiscono un “unicum” tanto da destare l’interesse da parte di studiosi provenienti da ogni parte del mondo. Nell’area del Santuario inoltre si rinvennero sepolture romane databili dall’età tardo imperiale fino a quella giustinianea (III-IV secolo d.C.). Nella zona sono state rinvenute anche tracce di abitazioni, probabilmente usate da coloni addetti al santuario, e di un emporio. I materiali rinvenuti sono costituiti principalmente da statuette fittili, integre o in frammenti, alcune di tipo italico, altre di tradizione culturale greca (si contano ben 446 pezzi). Molto interessanti sono pure alcune sculture in legno, caratterizzate da un accentuato espressionismo del volto, di fattura sicuramente indigena, tra le quali spicca il grande Xoanon ligneo del V secolo a. C. Le statue lignee ritrovate nella stipe votiva della Mefite sono reperti importantissimi di grande valore archeologico e sono custoditi attualmente nel Museo irpino di Avellino. Nel museo sono anche presenti alcune statuette di offerenti, nonché gioielli in oro che costituiscono il tesoro di Mefite.
Linea del tempo che ci permette contemporaneamente di visualizzare il reperto e di individuare la data a cui risale. Grazie ad essa, possiamo dedurre che la maggior parte dei reperti risale al V secolo a.C. e che la totalità di essi sono precedenti all’anno 0. (1)
Grafico a torta relativo ai materiali delle statuette. Da esso si evince che la maggior parte sono in argilla e in legno. (2)
Il dataset è formato da 21 righe e 30 colonne. Le informazioni presenti nel dataset sono state rinvenute grazie ai cataloghi presenti nel museo irpino. I due cataloghi principali sono: gli “Atti dell’accademia nazionale dei Lincei” e “Il culto della dea mefite”. Il materiale fotografico è stato realizzato dal gruppo di lavoro del Liceo Mancini di Avellino. La schedatura è stata fatta secondo la nomenclatura ICCD. A causa dell’eterogeneità degli oggetti è stato difficile per noi creare datalet efficienti in grado di comunicare maggiori informazioni rispetto al dataset di partenza. Grazie a tale modello si potrebbe, in futuro, realizzare un altro dataset che si riferisce all’intero museo per rendere più fruibile la totalità dei reperti presenti.
La città di Avellino è il più importante centro dell’Irpinia, zona di fondamentale interesse archeologico per la riscoperta dei costumi delle antiche popolazioni italiche. Al centro della città è situato il Museo Provinciale Irpino, all’interno del quale sono custoditi reperti di inestimabile valore, ed è allestita anche una sala dedicata alla Mefite, divinità dalla fisionomia molto intrigante. Nell’antichità si credeva che il luogo di Mefite costituisse l’accesso agli Inferi e che le vittime delle esalazioni sulfuree provenienti dal laghetto ribollente a lei dedicato fossero dei sacrifici graditi alla dea. Mefite è una dea celeste e ctonia, delle acque sorgive, salutifera, mediatrice, propiziatrice delle unioni e della fecondità, con spiccati tratti erotici, legata anche alla fertilità della terra e degli animali e al mondo muliebre. Il culto della dea avveniva in un tempio, in cui il devoto si lasciava investire dalla rumorosa prepotenza dei gas e dell'acqua, davanti alla quale ogni uomo si sente impotente e senza difesa. Questo tempio fu localizzato nel 1780 ed è stato confermato da successivi scavi archeologi. Scavi effettuati nella valle d’Ansanto hanno riportato alla luce la stipe votiva del Santuario ed espressive statuette in legno (XOANA). Pervenute quasi intatte sino ai nostri giorni, per l’azione dei gas e l’umidità del terreno, costituiscono un “unicum” tanto da destare l’interesse da parte di studiosi provenienti da ogni parte del mondo. Nell’area del Santuario inoltre si rinvennero sepolture romane databili dall’età tardo imperiale fino a quella giustinianea (III-IV secolo d.C.). Nella zona sono state rinvenute anche tracce di abitazioni, probabilmente usate da coloni addetti al santuario, e di un emporio. I materiali rinvenuti sono costituiti principalmente da statuette fittili, integre o in frammenti, alcune di tipo italico, altre di tradizione culturale greca (si contano ben 446 pezzi). Molto interessanti sono pure alcune sculture in legno, caratterizzate da un accentuato espressionismo del volto, di fattura sicuramente indigena, tra le quali spicca il grande Xoanon ligneo del V secolo a. C. Le statue lignee ritrovate nella stipe votiva della Mefite sono reperti importantissimi di grande valore archeologico e sono custoditi attualmente nel Museo irpino di Avellino. Nel museo sono anche presenti alcune statuette di offerenti, nonché gioielli in oro che costituiscono il tesoro di Mefite.
Linea del tempo che ci permette contemporaneamente di visualizzare il reperto e di individuare la data a cui risale. Grazie ad essa, possiamo dedurre che la maggior parte dei reperti risale al V secolo a.C. e che la totalità di essi sono precedenti all’anno 0. (1)
Grafico a torta relativo ai materiali delle statuette. Da esso si evince che la maggior parte sono in argilla e in legno. (2)
Il dataset è formato da 21 righe e 30 colonne. Le informazioni presenti nel dataset sono state rinvenute grazie ai cataloghi presenti nel museo irpino. I due cataloghi principali sono: gli “Atti dell’accademia nazionale dei Lincei” e “Il culto della dea mefite”. Il materiale fotografico è stato realizzato dal gruppo di lavoro del Liceo Mancini di Avellino. La schedatura è stata fatta secondo la nomenclatura ICCD. A causa dell’eterogeneità degli oggetti è stato difficile per noi creare datalet efficienti in grado di comunicare maggiori informazioni rispetto al dataset di partenza. Grazie a tale modello si potrebbe, in futuro, realizzare un altro dataset che si riferisce all’intero museo per rendere più fruibile la totalità dei reperti presenti.
Davide Iannaccone
17:38 06/05
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